incesto
La vacanza a Formentera Cap. 3
Efabilandia
25.08.2025 |
9.690 |
2
"“La prossima volta, ” sussurrò Valeria, la mano che sfiorava il mio cazzo, “faremo vedere a Serena come si scopa davvero..."
Il sole di Formentera ci avvolse come un’amante insaziabile quando scendemmo dall’aereo, l’aria densa di salsedine, pini e promesse proibite. La villa bianca che ci ospitava era un tempio di calce e luce, la piscina a sfioro che rifletteva il mare turchese come uno specchio liquido, la terrazza avvolta dal profumo di bougainvillea, dolce e selvatico, che si mescolava al calore della pietra scaldata dal sole. Sara, 21 anni, era una tempesta di carne e desiderio: il bikini bianco che indossava appena arrivati aderiva alla sua pelle pallida, lasciando intravedere la curva dei fianchi, i capezzoli duri che premevano contro il tessuto sottile, un invito costante a perdermi. Il suo profumo di fiori selvatici era una droga, una scia che mi inseguiva ovunque, e ogni suo movimento, il modo in cui si sistemava i capelli, la gamba che scivolava fuori dal bikini, era una provocazione. Valeria, sua madre e mia amante segreta da mesi, mi guardava con occhi che vedevano ogni mio pensiero, il suo corpo maturo avvolto in un pareo nero che scivolava appena, rivelando curve che conoscevo a memoria, il profumo di vaniglia che mi avvolgeva come una prigione. Serena, mia moglie, e Martino, il marito di Valeria, erano ignari, persi nel loro mondo di sole, cocktail e risate, ma Formentera sussurrava segreti che ci avrebbero travolti tutti.
Quella mattina, sulla spiaggia di Ses Illetes, Serena era sdraiata in topless, il seno pieno che luccicava di crema solare al cocco, attirando gli sguardi di Martino. “Sembri una dea del mare,” le disse, la voce bassa, gli occhi che indugiavano sulle sue forme pronunciate, il seno che si alzava con ogni respiro, la pelle che brillava sotto il sole. Serena sorrideva, compiaciuta ma distante, ignara o forse volutamente cieca al desiderio che le sue curve accendevano. Valeria, però, li vide. Nascosta tra le dune, scattò una foto mentre Martino baciava Serena, le sue mani che accarezzavano il suo seno nudo, lei che si lasciava andare per un momento prima di ritrarsi, un lampo di colpa negli occhi. Valeria tornò alla villa, il cuore che bruciava di gelosia, gli occhi che scintillavano di una vendetta che era già un desiderio.
Mi trovò nella cucina, il suo pareo nero semiaperto, il bikini che aderiva alle sue curve come una promessa. “Tua moglie si è scopata mio marito,” sibilò, mostrandomi la foto sul telefono. La sua mano scivolò sotto il mio costume, afferrando le mie palle con una forza che mi tolse il fiato, il dolore che si mescolava al piacere, il mio cazzo che si induriva nonostante tutto. “Pensi che sia una troia, vero?” disse, stringendo ancora, il mio respiro che si spezzava, le gambe che tremavano. “Ma ora sarà nostra,” aggiunse, la voce un misto di rabbia e desiderio, il profumo di vaniglia che mi avvolgeva come una nebbia. Mi confidò il piano: ricattare Serena, sottometterla, farla nostra. Il senso di colpa mi travolse – Serena mi aveva tradito, proprio come io avevo tradito lei con Valeria e Sara ma l’eccitazione del piano, il pensiero di Serena piegata al volere di Valeria, mi fece annuire, il cazzo duro come roccia sotto il suo tocco. “Facciamolo,” dissi, la voce roca, sapendo che stavo oltrepassando un confine da cui non sarei tornato. Valeria invitò Serena in una stanza privata della villa, lontano dagli occhi di Martino, che era rimasto in spiaggia, e di Sara, che si rilassava in piscina, ignara del piano. Le tende bianche ondeggiavano al vento, l’odore di salsedine e bougainvillea che saturava l’aria, il suono delle cicale che si mescolava al battito del mio cuore mentre aspettavo fuori, complice silenzioso. Serena entrò, il bikini minuscolo che lasciava poco all’immaginazione, il seno pieno che si alzava con ogni respiro, il volto teso per il nervosismo.
Valeria le mostrò la foto del bacio con Martino, il suo telefono che brillava come un’arma. “So cosa hai fatto,” disse, la voce fredda ma carica di desiderio, gli occhi che scintillavano di potere. “Se non vuoi che lo dica a Martino e a tuo marito, farai esattamente quello che voglio.” Serena spalancò gli occhi, il volto rosso di vergogna. “Ti prego, non dirlo a nessuno,” supplicò, la voce tremante, le mani che si stringevano nervosamente. “È stato un errore, non volevo… farò qualsiasi cosa.” Valeria sorrise, un sorriso che era puro dominio, e tirò fuori uno strap-on nero, lucido, che indossò con un gesto lento, deliberato, come una regina che si prepara per una battaglia. “Spogliati,” ordinò, la voce un comando che non ammetteva repliche. Serena, tremando, si tolse il bikini, il corpo nudo che brillava sotto la luce del sole che filtrava dalle tende, i capezzoli duri, la fica già lucida di un misto di paura e curiosità. Valeria la piegò a novanta gradi sul letto, le mani che afferravano i fianchi di Serena con una forza possessiva. Scopò Serena nella fica con lo strap-on, ogni spinta che le strappava un gemito, il suono della plastica che scivolava nella sua carne bagnata che si mescolava al fruscio delle tende, al battito del mio cuore mentre sbirciavo dalla porta socchiusa, il cazzo duro sotto il costume. Serena gemeva, il corpo che si tendeva, il piacere che combatteva con la vergogna, la pelle che luccicava di sudore e crema solare. Valeria lubrificò lo strap-on con un gel che odorava di muschio e lo spinse nel culo di Serena, che urlò per il dolore iniziale, un grido che si trasformò in gemiti profondi mentre il suo corpo si adattava al ritmo. “Sei una troia,” sibilò Valeria, la voce roca, mentre scopava con forza, il suo stesso corpo che tremava di eccitazione. Squirto, un fiotto caldo che bagnò Serena, le cosce, il letto, il succo che colava come una cascata, l’odore che si mescolava alla salsedine e alla vaniglia. Valeria scattò foto, il flash che illuminava il corpo di Serena, piegata, il culo sfondato dallo strap-on, il viso contorto in un misto di piacere e umiliazione. “Queste le mostrerò a Martino e a tuo marito,” disse, “per far vedere che troia sei, con il culo rotto.” Serena, in lacrime, supplicò: “Farò tutto, ma non dirlo a nessuno.” Valeria sorrise, accarezzandole il viso con una dolcezza crudele.
“Allora vieni con noi nella caletta, oggi pomeriggio,” disse. “E fai la brava.” Serena annuì, il corpo ancora tremante, il respiro corto, sapendo che non aveva scelta. Valeria mi trovò sulla terrazza, il mare che scintillava sotto il sole, e mi raccontò tutto, mostrandomi le foto. “È nostra ora,” disse, la mano che scivolava sul mio cazzo, duro sotto il costume, il profumo di vaniglia che mi faceva girare la testa. “Nella caletta, la faremo nostra del tutto.” Il senso di colpa mi mordeva Serena, mia moglie, sottomessa da Valeria, tradita da Martino ma l’eccitazione era più forte, un fuoco che mi consumava. Accettai, sapendo che il gioco stava diventando sempre più pericoloso. La caletta era un angolo di paradiso selvaggio, nascosto tra rocce lisce e acqua cristallina che rifletteva il sole al tramonto, tingendo il cielo di arancione e viola. L’odore di salsedine e alghe si mescolava al sudore, al calore dei nostri corpi, il suono delle onde che si infrangevano come un battito lontano. Valeria, Serena e io arrivammo in silenzio, Martino rimasto alla villa, ignaro, probabilmente addormentato dopo troppa sangria. Serena, in un bikini nero che le stringeva le curve, era nervosa, il corpo che tremava, gli occhi che evitavano i miei. Valeria, con lo strap-on nascosto in una borsa, aveva un’aria di comando, il pareo nero che scivolava appena, rivelando la sua pelle abbronzata, il profumo di vaniglia che mi chiamava. “Spogliati,” ordinò Valeria a Serena, la voce un misto di autorità e desiderio.
Serena, con mani tremanti, si tolse il bikini, il seno pieno che luccicava di sudore, la fica già lucida sotto il sole. Valeria indossò lo strap-on, nero e minaccioso, e piegò Serena contro una roccia liscia, scopandola nella fica con un ritmo lento, poi più veloce, ogni spinta che le strappava gemiti che si mescolavano al suono delle onde. “Ti piace, vero, troia?” sibilò Valeria, lubrificando lo strap-on e spingendolo nel culo di Serena, che urlò, il corpo che si tendeva, il dolore che si trasformava in piacere. Valeria, eccitata, squirto, un fiotto caldo che bagnò Serena, le cosce, la roccia, il succo che colava come un ruscello, l’odore che si mescolava alla salsedine. Sara, che ci aveva seguiti di nascosto, apparve all’improvviso dalla cima di una roccia, nuda, la pelle che brillava come alabastro sotto il sole al tramonto, i capezzoli duri, la fica lucida di desiderio. Serena spalancò gli occhi, il volto rosso di shock e vergogna, vedendo la giovane figlia di Valeria, il suo corpo nudo che sembrava una visione. Sara, senza dire una parola, si era masturbata osservando la scena, la mano che scivolava nella sua fica, il profumo di fiori selvatici che si mescolava al sudore e al succo di Valeria. Squirto silenziosamente, il corpo che tremava, un fiotto che le colava lungo le cosce, poi scese nella caletta, il suo sguardo un misto di audacia e desiderio. Si avvicinò a Serena, che era ancora piegata, lo strap-on di Valeria nel culo, e si sedette sulla sua faccia, spingendo la sua fica contro la sua bocca. “Lecca,” ordinò, la voce bassa ma ferma. Serena, intrappolata, leccò, la lingua che scivolava sul succo di Sara, dolce e salato, un sapore che la fece gemere nonostante la vergogna. Sara si muoveva, i fianchi che ondeggiavano, e squirto di nuovo, un fiotto caldo che bagnò il viso di Serena, le labbra, il mento, il succo che le colava lungo il collo. Serena, sopraffatta, chiuse gli occhi, il corpo che tremava, l’imbarazzo che si mescolava a un piacere inaspettato. Valeria, con un sorriso malizioso, tolse lo strap-on e lo passò a Sara, che lo indossò con un gesto lento, gli occhi che brillavano di potere. Scopò Serena nella fica, ogni spinta che la faceva gemere, il corpo che vibrava verso l’orgasmo, le cosce spalancate all’aria, la sabbia che le si attaccava alla pelle sudata. Serena, al confine del piacere, guardava Sara con occhi pieni di shock, la giovane figlia di Valeria che la dominava, il suo corpo nudo che si muoveva con una grazia crudele. Io, nascosto dietro una roccia, osservavo, il cazzo duro sotto il costume, il cuore che martellava. Il senso di colpa mi consumava Serena, mia moglie, sottomessa, tradita, umiliata – ma l’eccitazione era più forte, un fuoco che mi bruciava. Quando emersi, Serena mi vide, il volto rosso di vergogna mentre Sara la scopava con lo strap-on, le cosce spalancate, il corpo che vibrava. Senza pensare, mi avvicinai, abbassai il costume e misi il cazzo in bocca a Sara, che lo succhiò con avidità, la lingua che danzava sulla mia carne, il suono umido che si mescolava alle onde. Valeria si unì, leccando il cazzo insieme a Sara, le loro lingue che si intrecciavano, un balletto di saliva e desiderio. Serena, con lo strap-on nella fica, guardava stupita, incapace di reagire, il corpo che vibrava in un orgasmo che la fece gridare, il succo che le colava lungo le cosce, la sabbia che si mescolava al suo piacere. Mi spostai su Valeria, che si sdraiò accanto a Serena, la fica pronta, lucida di sudore e succo. La scopai con forza, il cazzo che affondava in lei, ogni spinta che le strappava un gemito, il profumo di vaniglia che mi avvolgeva. Sara si tolse lo strap-on e si sedette di nuovo sulla faccia di Serena, poi su quella di Valeria, facendosi leccare da entrambe, il suo succo che colava sui loro visi, il sapore dolce e salato che le faceva gemere. Infine, Sara si sdraiò accanto a Valeria, le cosce spalancate, la fica pronta, un invito che non potevo rifiutare. La scopai, il cazzo che la sfondava, stretta, calda, ogni spinta che le strappava un grido. Sborrai dentro di lei, un fiotto caldo che la fece vibrare in un orgasmo che scuoteva il suo corpo, ogni muscolo teso, ogni respiro un urlo soffocato. Contemporaneamente, Valeria si mise sopra Serena in un 69, la sua fica contro la bocca di Serena, muovendosi freneticamente fino a squirtare, un getto caldo che le bagnò il viso, le labbra, il succo che le colava lungo il mento. Serena, intrappolata, leccò, il sapore di Valeria che si mescolava al suo piacere, il corpo che tremava in un turbine di sensazioni. Valeria, poi, si chinò sulla fica di Sara, sporca di sborra, e la leccò, assaporando il mix di succo e sborra, il sapore che la fece gemere. Si alzò e baciò Serena sulla bocca, passandole il sapore, le loro lingue che si intrecciavano in un gesto che era tanto intimo quanto osceno. Serena era in un vortice di emozioni, sopraffatta dall’esperienza, dal piacere e dall’umiliazione. I suoi occhi erano lucidi, il corpo ancora tremante, la mente persa in un caos di vergogna e desiderio.
Sapeva che nei giorni successivi sarebbe stata l’oggetto dei giochi di Valeria e Sara, una prospettiva che la spaventava ma la eccitava, un segreto che la legava a noi in una rete di peccato. Tornammo alla villa in silenzio, i corpi ancora caldi, il sudore che ci univa come un patto. Martino, ignaro, continuava a flirtare con Serena, che portava il peso del ricatto e delle foto, il viso arrossato, gli occhi che evitavano i miei. Valeria e Sara, il loro desiderio morboso ormai una dipendenza, mi guardarono con sorrisi complici, gli occhi che promettevano altre notti, altri confini da infrangere. “La prossima volta,” sussurrò Valeria, la mano che sfiorava il mio cazzo, “faremo vedere a Serena come si scopa davvero.”
Sara annuì, il suo profumo di fiori selvatici che mi avvolgeva, un sorriso che era puro fuoco. Io, intrappolato in una rete di desiderio e colpa, guardai il mare, il cuore che batteva forte, sapendo che Formentera aveva trasformato ogni cosa, e che la vacanza era solo all’inizio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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